Problemi con RAEE - Storie Digitali
Data originale del post: 18/02/2025
"Sono qui eh! Ero li eh! Vi stavo aspettando qui eh!", come direbbe Carlo Conti. O come gli hanno fatto dire in una delle mie sue poop preferite.
Andiamo al sodo, perché è stato così problematico per me anche solo pensare di continuare con il mio podcast RAEE - Storie Digitali ?
Quando ho iniziato a registrare, con davanti solo canovacci di puntate, veloci tracce da seguire - come linee tratteggiate - nei miei racconti, che però venivano fatti principalmente a braccio, tutto era nuovo. Divertente. Liberatorio. Anche terapeutico, in una certa misura. La qualità audio non mi interessava troppo, registravo con un semplice microfono dinamico prestatomi da un amico che si era divertito nella stessa maniera con le web radio. Le musiche? Beh, un amico era stato ad X-Factor con la sua band e mi improvvisava due robe al volo col piano, che suonavano bene, senza sforzo apparente da parte sua.
E poi c'era la questione del tempo: c'era il covid, c'era la didattica a distanza. Io avevo una vita più lenta e tutto il tempo per scrivere, registrare e montare. tutti avevano tempo ed inclinazione per ascoltare, i podcast erano un qualcosa di nuovo, in ascesa. Un giorno nuovo per il mondo del sonoro, dell'audio. Esisteva persino Clubhouse. Minchia, vi ricordate i tempi in cui si sentiva la FOMO da Clubhouse? Ora è molto più che un RAEE, è un RAEE software. Un fossile digitale. Un relitto paleontobinariologico. Non so se esista un'espressione vera per questo tipo di cose.
Poi sono arrivati quelli grossi. Poi tutti hanno iniziato a fare podcast. Poi fare podcast è diventato più o meno: "Una coppia di persone famose, intervistano una persona famosa riguardo a come ha fatto a diventare una persona famosa di successo". E Spotify ha iniziato a versare miliardi a palate per far pubblicare più contenuti originals possibile, provando a trasformare un mondo nato aperto - ok, l'ha fatto apple, era centralizzato in qualche modo nelle specifiche del protocollo, ma almeno i contenuti erano liberi - nell'ennesimo servizio in cui bisogna pagare per avere accesso alle cose che ci piacciono. L'ennesima mercificazione della cultura.
Aspetta però, se quelli di Spotify pagano i podcaster per il loro lavoro, non sono loro i buoni? C'è pure il programma di monetizzazione per gli indipendenti, quindi cosa ti lamenti?
Semplicemente, non è economicamente sostenibile, in primo luogo. In secondo luogo, a pochi anni di distanza Spotify si è già stufata di investirci in quella maniera. Vedete più podcast con il loghetto originals in giro?
Ad ogni modo, spiega tutto molto meglio di come possa fare io il leggendario mago di Oz dei Podcast Jonathan Zenti in questa bellissima puntata di Problemi.
Questi sono i problemi solo lato "Mondo Podcast", ma nella società digitale in cui viviamo, niente sembra esistere se non esiste sui social. E lì è emerso tutto un altro problema: quando, per la seconda stagione di RAEE, ho provato a fare un salto di qualità dal punto di vista della presenza social la fatica è stata immensa.
La pipeline per ogni episodio era - oltre la sua effettiva produzione - lavorare sulle grafiche, fare una foto a tema, fare un video-anteprima per un reel, poi pubblicare nei momenti giusti del giorno. E poi pregare e sperarci un sacco, controllando compulsivamente ascolti, like e interazioni.
Secondo te quanto mi hanno aiutato ste robe ad uscire dalla mia bolla? Zero, credo. Al massimo sono un bel portfolio, un biglietto da visita che mostra la mia serietà e il mio gusto estetico, ma niente di più. Eppure ci ho messo un monte ore comparabile con quello della scrittura, che è poi ciò che volevo e voglio fare davvero. Ho iniziato quindi a domandarmi: ne vale la pena?
Non sono mai stato tipo a cui la competizione facesse particolarmente bene. La competizione mi fa scendere la voglia, non aguzzare i sensi. Mi sono sentito come se mi avessero bucato il pallone. Il mondo dei podcast era così pieno e affollato che mi sono preso una pausa e ne sono uscito.
Ma qual è il futuro di questo progetto, adesso? Presto lo scriverò anche qui, promesso. Nel frattempo, se mi becchi in giro e mi offri una birra ti dico tutto.