Problemi vol. II e Annunci
Data originale del post: 25/02/2025
Fare un podcast non è mai soltanto scriverlo e registrarlo.
Bisogna pro-muo-ver-lo.
Direi che nella società della comunicazione (social) in cui viviamo, vale per qualunque prodotto culturale. Se non ne parli su social, filmandoti e mettendoci la faccia, corri il rischio di non trovare un pubblico. E non sia mai che spendi il tuo tempo su un prodotto artistico per il solo piacere di farlo. E non sia mai che investi il tuo tempo per qualcosa che non puoi monetizzare.
E quindi, nel 2022, mi sono aggiunto alle file degli influencer wannabe, investendo nella promozione del podcast come minimo la stessa quantità di tempo impiegata nella realizzazione del podcast stesso: lavoro a delle nuove grafiche con la mia compagna, visto che il nome è cambiato (chi ascolta dall'inizio ricorderà che originariamente era "Radio RAEE"), preparo un reel per ogni puntata con Headliner, mi invento un layout fico su instagram (copertina puntata, poi foto vintage su un quaderno dall'estetica vaporwave ed infine reel), addirittura rilascio il podcast in audiocassetta (una audiocassetta per puntata, con la puntata sul lato A ed un mixtape di brani legati ad essa sul lato B).
Insomma, mi sbatto un casino.
Per carità a me piacciono un sacco ste cazzatine, sti easter egg e questa cura che forse nessuno coglierà. Avere uno stile visivo chiaro, vintage e cool è qualcosa che mi gasa proprio tanto, sono cose credo aiutino, nello stesso modo in cui una canzone è aiutata dalla copertina dell'album o dal video.
Il mio feed di ig lo trovo molto soddisfacente per davvero.
Ed è evidente che ci ho messo fin troppe energie. Ma il vero punto è che quello è praticamente lavoro per Zuckerberg: per me - ben che vada - funziona come un biglietto da visita (uscire dalla bolla è quasi impossibile), mentre per lui sono l'ennesimo creator dilettante che sacrifica il proprio creato sull'altare dell'esposizione, tanto contenuto aggratis in più per la sua piattaforma.
Tutti diamo per scontato che i social mainstream siano l'unica via.
Ma è molto interessante quello che dice il profeta della resistenza digitale Kenobit nell'intervista a Coordinate Podcast sul feudalesimo digitale: siamo sicuri che per raggiungere le persone, non sia più efficace, invece di 4 ore di social a settimana, 4 ore di volantinaggio per strada?
(Nel frattempo Kenobit ha anche scritto un consigliatissimo libro riguardo, Assalto alle piattaforme)
Io nel mio piccolo e inconsapevole approccio, ho fatto - sempre con l'immancabile skill photoshoppara della mia compagna - dei segnalibri a forma di Nokia 5110, ma poi non li ho veramente distribuiti tutti. Più della metà stanno ancora in soffitta dai miei.
Timidezza? Incredibilmente sì, però anche stanchezza di autopromuoversi: anche se credessi veramente di aver fatto un prodotto artistico di valore, la sovraesposizione social mi porterebbe comunque al disgusto ed alla noia.
Aggiungi pure che non sono mai stato tipo competitivo: la competizione mi fa scendere la voglia, non aguzzare i sensi, dicevo. Ed il mondo dei podcast è divenuto così pieno e affollato che mi sono preso una pausa e sono uscito. Chi sono io per dire di ascoltare me e non Sala, Trincia o Caccia?
Visto che non ho nessun motivo per avere fretta, il mio approccio d'ora in poi sarà qualità (e presa bene) non quantità, tanto non ci devo campare: cercherò di non viverla come se domani i podcast dovessero diventare il mio lavoro, sia perchè mi piace insegnare - quando non devo correggere verifiche di domenica - , sia perché in quel (remotissimo caso) potrei finire ad odiare il mio lavoro lo stesso, capita a tanti artisti. Ne ha parlato in maniera magistrale Fraffrog.
Oltretutto io finora ho pubblicato i miei podcast tramite Spotify for Podcasters (che al tempo si chiamava Anchor). E citando di nuovo Kenobit nella sua chiacchiera con il Dottor Pira la piattaforma influenza il contenuto. Ed io vorrei tanto poter fare un "atto creativo non vincolato a piattaforme performative", sennò si svia l'esplorazione di sè.
Ma arriviamo alle conclusioni/annunci:
- A settembre 2025 uscirà la stagione 3, con 6+1 nuovi episodi. Il perché di quel più uno lo svelerò presto.
- Il podcast sarà edito da Digital People, una casa di produzione di podcast di Verona. Indipendente, incentrata sull'open source, sull'accessibilità ed in prima linea a sperimentare ogni novità tecnologica nell'ambito podcasting.
Ringrazio Davide, Luca e Matteo per avermi preso a bordo. - Le grafiche del podcast saranno invece curate da Feduzzi, che forse conoscerete per il suo fondentale contributo al pazzissimo progetto "C'è Vita nel Grande Nulla Agricolo". Sono carichissimo e curiosissimo di vedere le sue prime bozze. (Ndr. questo alla fine non è successo, grazie a Maria Teresa Argentino per le grafiche della stagione 3)
- Proverò a non stressarmi troppo con Instagram, magari seguendo l'approccio raccontato nel libro "Liberare il mio smartphone per liberare me stesso". Non riesco a garantirmi che riuscirò a scivolare via della grinfie della sua sensuale tossicità che crea dipendenza, ma farò un tentativo.
- Cercherò di vivermela sulle premesse che avevano dato inizio alla stagione 1: RAEE deve essere per me un'attività divertente e involontariamente terapeutica per esprimermi, un posto sicuro dove raccontare storie (e ascoltare quelle che arrivano di riflesso da voi), come se fossimo tutti insieme in cerchio davanti ad un fuoco sugli appennini, con una fresca brezza che ci accarezza le spalle e rasserena le membra.
Un saluto carissimo, come sempre, dai miei rottami.